UN PO' DI ME

Evidentemente , da sempre, qualcosa della voglia di scrivere era già nascosta, ma accantonata in qualche anfratto del mio cervello.
Pensavo, un po’ come tutti, di arrivare chissà dove, magari lontanissimo da casa mia; ma non perché non avessi quello che un bimbo potesse chiedere alla sua famiglia, anzi; tutt’altro!
A pensarci avevo tutto quello che desideravo!
Nell’ambito della mia famiglia stavo molto bene, mi sentivo protetto e coccolato, curato e amato come di più non si poteva; sia dai miei genitori che da mia sorella più grande.
Mia madre per anni mi ripeteva che lei non aveva voluto un figlio come me; lei semplicemente aveva sempre desiderato me … !
Poi col tempo imparò a dire che aveva sempre desiderato noi (mia sorella ed io) proprio così come siamo Nonostante ciò, mi piaceva immaginarmi orientato verso orizzonti sempre più speciali ed infinitamente vasti.
Sognavo di viaggiare per il mondo con il mio unico mezzo a mia disposizione: il mio triciclo!

Quando in estate si andava al mare, (dal vero l’ho visto per la prima volta intorno ai dieci anni) sulla spiaggia m’immaginavo di essere un super uomo che poteva sfidare la furia delle onde e che poteva riuscire ad arrivare dall’altra parte! Il mare, poi con il passare degli anni, diventava sempre più soltanto una località di vacanze, mentre la montagna pian piano prendeva il sopravvento nelle mie scelte; forse perché mi dava l’idea di potermi avvicinare al cielo, al silenzio, alla vista infinita, al vento nel quale i corvi imperiali sono i padroni di tutto; ma soprattutto alle nuvole!
Le nuvole più in basso di me! E’ veramente fantastico non vedere più il mondo quando scompare sotto di te. Certo, erano tutte fantasie che non avevano nulla di speciale, lo so, nulla di più di quanto un bambino potesse sognare ed immaginarsi; però erano anche il frutto delle storie che mi raccontava mio padre. Lui era davvero un accanito lettore di qualsiasi genere e argomento: dai racconti sulla seconda guerra mondiale (alla quale per sua disgrazia dovette partecipare in prima persona); poi ai racconti sulla mafia italiana in America; alle storie fantastiche di frontiera del Far West. Queste ultime davano origine alle favole che mi raccontava nei veramente tanti momenti vissuti con lui. Erano storie che insegnavano il rispetto e l’onore; piene di avventure, di mandrie e di fuorilegge! Tutto quanto ispirato dai romanzi western di Zane Grey (Scrittore ovviamente americano) come
“Il recinto”
“Carovane combattenti”
“Il cavallo selvaggio”
“I Rangers del Texas”
“A occidente del Pecos”
e poi ancora molti altri; sono vecchi volumi risistemati nelle copertine con lo scotch e che tuttora custodisco gelosamente in una libreria di casa.
Sono racconti che mi parlano o meglio che mi ricordano il mio papà!
Mia sorella Patrizia, che per “abbreviare”, in famiglia e fra gli amici la chiamiamo Raffaella,(Faella) anch’essa è tutt’ora una grandissima lettrice di qualsiasi cosa abbia la forma o le sembianze di un libro. Ancora oggi, pur sapendolo, rimango meravigliato nel vedere con quanta velocità i suoi occhi scorrono le righe delle pagine. Una velocità impressionante, tanto che un libro al giorno potrebbe non bastarle. Pazzesco!
Io, invece, odiavo leggere con tutto me stesso!
Studiare per me era una croce! Quando a scuola ottenevo il 6 politico era un risultato di pace per tutta la famiglia! L’unico hobby che mi teneva un po’ legato alla letteratura era quello di saper giocare con le parole, magari sostituendo una parola ad un’altra simile, per far cambiare il senso di una frase! Mi ricordo anche di aver elencato, sempre per gioco, un elenco di verbi che avrei definito “autentiche cacofonie” come ad esempio Contrasse; Estraesti; Suicidò; Cosse; Scelsi … e poi il verbo “Soccombere con la ricerca del passato: Soccombuto? E che dire sul verbo Andare: al presente io vado, tu vai … ma noi Andiamo! E perché noi … non Vadiamo? Oppure io Ando, tu Andi noi Vadiamo? Essi Andano! E via così!
Mia Madre, spesso mi aiutava a studiare, perché quel 6 politico, da solo, l’avrei raggiunto davvero a fatica! Arrivai comunque anch’io a quel fatidico esame di Maturità per il tanto atteso Diploma di Geometra!
Il giorno precedente alla prova scritta di Italiano, mio padre molto furbescamente mi scrisse un bellissimo tema ad ampio respiro, dal quale sicuramente avrei potuto attingere il massimo possibile dei concetti che secondo me avrebbero potuto essere inseriti nel tema di esame; anche senza sapere ancora il titolo. Infatti nel tema si parlava di razzismo (molto in voga in quel periodo) alla Chiesa, immigrazione e via dicendo. In quel periodo, appena un paio di mesi prima successe che, il Cancelliere tedesco Willy Brandt (che all’epoca lui in carica) durante un incontro ufficiale si inginocchiò di fronte al simbolo dell’olocausto, con il palese gesto di chiedere perdono per tutto ciò che il suo popolo aveva fatto a quello Ebraico. Beh, con grande fortuna e con un pizzico di abilità riuscii a sviluppare lungamente quel concetto inserendo anche un passo un po’ virtuoso ce faceva così: “… ma detto questo, qui rientro nel tema … !” Con questo piccolo trucco ammettevo di essere forse uscito dall’argomento, ma volutamente! Tanto che poi all’orale, ne riparlai dando l’impressione di essere un ragazzo “maturo” che poteva permettersi di uscire dal tema, ma essendo ben consapevole! Probabilmente fu questo a contribuire a conseguire il diploma di Maturità con un voto sufficiente da poter dire che il mio solito 6+ politico mi permetteva di raggiungere il mio scopo: diplomarmi e cercare al più presto un lavoro.
Infatti, in possesso del mio titolo di studio iniziai a lavorare ed in famiglia ero indipendente (non che prima non lo fossi), ma da allora lo ero un po’ di più! La mia fidanzata Laura era una bellissima ragazzina senza troppi grilli per la testa, che amavo da quando avevo diciotto anni e lei sedici. Lei addirittura iniziò a lavorare ancor prima di me che dovevo chiudere il conto con il servizio militare in quegli anni ancora obbligatorio. In quel periodo le scrivevo una lettera al giorno! Ora a pensarci mi chiedo cosa potevo trovare di nuovo da scriverle che non lo avessi già fatto il giorno prima, a parte le frasi d’amore naturalmente! Fu però un ottimo allenamento per il mio futuro di scrittore.
Siamo sposati da tantissimi anni e tuttora lei è ancora mia moglie, cosa ormai decisamente fuori moda! La nostra vita scorreva normalmente fino a quando è stata ulteriormente rallegrata dalla nascita di Carlotta che oggi ha 26 anni e vive per conto suo. Ancora oggi, per modestia, preferisce non sbandierare al vento il fatto che suo padre sia uno scrittore, ma io che la conosco bene, so che ne è molto fiera ed orgogliosa. L’importante, comunque, è che sia io a sentirmi quello che si dice “un artista di penna” (anche se in verità utilizzo il pc)!
Quando mi corico a letto o mi metto comodo sul divano, mi addormento con una velocità incredibile! Non faccio nemmeno in tempo a rendermene conto che già dormo spesso russando. Una notte però, una notte di pochi anni fa stranamente non riuscivo a prender sonno; qualcosa mi turbava e non capivo cosa fosse. La voglia di scrivere sul serio stava finalmente affacciandosi nella mia testa! Mi misi a far mente locale sul fatto che nell’ambito lavorativo, quello che mi dava forza ed interesse era quello di far della sana satira, senza cattiveria alle cose che capitavano in azienda, quale che fosse. Ho lavorato in diverse aziende ed in tutte credo di aver lasciato un segno particolare, perché mettevo tutto quanto sotto l’aspetto comico e satirico. Un giorno ricordo che il titolare di un’azienda nella quale avevo lavorato per anni mi disse: “Lei, Longhi è un vero goliardo!” Non capii subito se fosse stata un’osservazione o un complimento, però … aveva ragione!
Infatti una in particolare fra le tante cose strane che mi ero permesso di fare, fu quella di apporre sulla parete dei servizi igienici maschili un cartello che riportava semplicemente la richiesta di cercare di far pipì dentro la tazza senza lasciare residui sull’asse. Una cosa semplice ma fu una frase scritta in forma poetica, delicata e naturalmente molto satirica. Insomma un’opera d’arte. Un gran successo, devo dire! Mi sentivo gratificato soprattutto quando gli amici o i colleghi mi dicevano che avrei dovuto tentare la strada della TV magari provare in una di quelle trasmissioni di cabaret. Sì era gratificante, ma non trovai mai l’occasione o semplicemente il coraggio per farlo. Ai colleghi che man mano se ne andavano in pensione, insieme al solito regalo fatto in colletta, dedicavo una pergamena studiata ad hoc per mettere in evidenza il suo carattere o il suo modo di lavorare. Potevo permettermi di prendere in giro chiunque! Immodestamente mi sentivo geniale!
Comunque, per tornare a quella mia notte insonne, mi accorsi in un attimo che qualcosa stava cambiando in me: tutto quanto avevo accumulato: dalle poesie che scriveva papà; dai bellissimi racconti di vita vissuta da mia madre; da mia sorella che adorava e appoggia ancora adesso ogni mia pazzia, e poi il mio “estro” peraltro mai venuto veramente fuori, bisognava finalmente buttar giù qualcosa che in qualche modo facesse rimanere un segno tangibile di me. Diciamo che è nato così.

Con “La Pietra di Luna” il primo romanzo nel quale io protagonista sono una donna ho voluto sfidare e raccontare il carattere femminile senza peraltro conoscerlo a fondo. D’altra parte ho l’attenuante che quel carattere non lo conoscono nemmeno le donne stesse!
Finalmente era iniziato quello che forse era un sogno mai dichiarato:
"Anch’io sono uno scrittore! "
E me ne accorgo quando in certi momenti del giorno mi frullano nella testa alcune idee da scrivere e non ho nulla per potermele annotare. E’una sensazione fantastica quando devo assolutamente prendermi nota dell’idea o del concetto ancora da sviluppare!
Nel film “Il grido dell’innocenza” dedicato alla storia del pugile nero Rubin Carter detto “Hurricane” (campione mondiale dei pesi medi degli anni ’70 morto nel 2014) ingiustamente incarcerato per omicidio e poi dopo 19 anni riconosciuto innocente, quando era in carcere scriveva libri. Ad un fan che andava spesso a trovarlo, diceva: “… perché vedi, scrivere è Magia!”
Verissimo, per quanto mi riguarda! E’una vera magia il poter dare voce ad un semplice oggetto o personificare qualsiasi entità in un semplice racconto!
Ma in fondo diciamolo, quello che è davvero entusiasmante è quando qualcuno ti dice: “Ho letto il tuo libro!”
Io non voglio sapere se gli è piaciuto oppure no; per me quella lì è la mia più grande gioia! Tanto, lo so che nessuno mi dirà mai che non gli è piaciuto, anche soltanto per rispetto o per educazione!
Un forte abbraccio a tutti.
mllm